Consapevolezza · Ispirazioni

I metodi della Psicologia Razionale per imparare a dire NO

Nel mondo della psicologia esistono svariati studi sullo spinoso tema del saper dire “NO”. Ci sono molte persone che fanno un’enorme fatica a dire di no agli altri e questo problema ha toccato tutti noi, almeno una volta nella vita.

Esistono dei principi della psicologia cognitiva razionale che possono permetterci di migliorare la nostra capacità di dire no:

 

1. Nessuno può rendere felice nessuno

Su questo principio si basa la nostra capacità di dire no.

Poiché la salute mentale si fonda sulla piena comprensione del fatto che per essere felici abbiamo bisogno di molto poco, una volta soddisfatti i bisogni primari, la felicità dipende solo dalla nostra mente. Quindi è una cosa che dipende unicamente da Noi.

Un classico errore che commettiamo è pensare: se vado a trovare i miei genitori, li farò felici. Falso! La serenità dei nostri genitori è un qualcosa che dipende unicamente da loro. Anzi, dalla loro mente. Una persona davvero forte non ha bisogno di raccogliere le briciole delle nostre emozioni.

Le persone adulte – iniziamo ad esserlo a partire dai 12 anni – non hanno bisogno degli altri. E questo è meraviglioso! Perché da quel momento in avanti sboccia in noi la grandiosa capacità di godersi la vita, di collaborare, di amare e condividere le emozioni senza ridicoli condizionamenti.

Il concetto “nessuno ha bisogno di nessuno” implica che compiere favori o rispettare le aspettative altrui è superfluo. Che ne sia cosciente o meno, chi ci chiede una cosa non ne ha mai veramente bisogno. Per questo noi possiamo dire di no in totale serenità perché la sua felicità non dipende dal vedere soddisfatto quel bisogno.

 

2. Il regalo migliore che possiamo fare agli altri è l’allegria

Il migliore aiuto che possiamo dare agli altri è mostrarci sempre raggianti e felici e contagiarli con la nostra energia.

Naturalmente possiamo anche dire di si ed essere altruisti ma deve trattarsi di un atto di collaborazione non di un aiuto come sostegno arrogante.

 

La distinzione tra aiuto e collaborazione non è semplice ma necessaria perché la filosofia che li governa è molto diversa.

Collaborare significa divertirsi, crescere ed imparare, significa vedere l’altra persona forte e capace di restituirci tantissimo.

Aiutare invece sottintende che l’altro non sia capace di fare qualcosa e che noi ci sentiamo superiori alla persona aiutata o dipendenti da chi ci aiuta.

Un chiaro esempio di “aiuto nocivo” è quello di certe madri che viziano i propri figli molto più a lungo di quanto dovrebbero per tenerseli sempre incollati alla gonna, prigionieri di quel loro aiuto. Queste madri sotto sotto non desiderano che i loro figli maturino sul serio. Perché con le loro manovre iperprotettive stanno crescendo dei figli (cit. rincoglioniti) nevrotici e sottomessi.

In queste famiglie si crea un panorama di responsabilità confuse.

Non bisogna aiutare i giovani – né gli adulti – ma piuttosto dare loro dei consigli in quanto è necessario che diventino responsabili delle proprie decisioni e che imparino a gestire le proprie vite da soli. Ognuno di noi è libero di scegliere la propria strada, anche di essere infelice se è quello che vuole.

Non è giusto credere nella filosofia secondo la quale tutti hanno bisogno di tutti costantemente perché alla fine diventa tutto un groviglio confuso di debolezze, finti obblighi, rimproveri e pretese folli e così facendo si indeboliscono tutti.

Quando prestiamo aiuto a qualcuno di solito cerchiamo di imporre la nostra visione del mondo e così facendo mettiamo delle restrizioni alla libertà della persona che riceve il nostro aiuto. Invece di questo “aiuto sbagliato” è meglio collaborare e lasciare che ognuno prenda le proprie decisioni da solo e se ne assuma la responsabilità.

 

3. Le bugie innocenti fanno parte della vita

Secondo un detto “Per stare bene con te stesso devi dirti la verità; per stare bene con gli altri, no”.

Per fortuna sappiamo mentire! Ogni tanto dobbiamo dire qualche bugia innocente semplicemente perché il mondo non è perfetto e non lo sarà mai, noi non siamo perfetti e non lo saremo mai!

Non siamo così maturi come vorremmo essere e ci offendiamo facilmente, ce la prendiamo, ci arrabbiamo e reagiamo in un miliardo di modi nevrotici.

Se siamo delle persone intelligenti e accomodanti ci renderemo conto da soli che è stupido e controproducente dire tutta la verità in qualunque momento. Tra l’altro molte persone preferiscono un rifiuto indiretto che la verità a bruciapelo.

Un altro principio della psicologia razionale dice che non dobbiamo mai imporci una scelta e per questo ricorriamo alle bugie senza farci troppi scrupoli.

Se ci chiedono una mano per un trasloco è più che legittimo rispondere che non possiamo perché dovremo passare tutto il weekend a lavoro. Nella maggior parte dei casi l’altra persona immaginerà che la vera ragione del rifiuto sia un’altra ma preferirà quella piccola bugia alla verità nuda e cruda 😉

 

4. Saper accettare un no è la più grande prova di amicizia che esista

Un ultimo metodo per riuscire a dire no è imparare a prendere un rifiuto come una meravigliosa prova di amicizia. Si tratta di dire a sè stessi “Se questo amico mi vuole davvero bene non se la prenderà se rifiuterò questo o quello” perchè il vero amico non è mosso dall’interesse ma dal disinteresse e dall’amore.

Dicendo no a qualcuno mettiamo alla prova la sua amicizia così come accettando un no diamo noi prova della nostra amicizia.

 

 

Tratto da “Essere Felici Controvento” di Rafael Santandreu

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