Consapevolezza · Diabete

Cosa vorrei le persone sapessero sul diabete di tipo 1

Regola numero 2. “Non aspettare di capire chi sei per cominciare. Lo capirai mentre stai creando”, Austin Kleon.

Capita davvero molto di rado di incontrare persone che sanno esattamente cosa sia il diabete di tipo 1.

Chiaramente non posso per niente biasimarle. In effetti sapevo davvero poco ai tempi della mia diagnosi quattro anni fa e a quei tempi non avevo davvero la minima idea della differenza con il più noto diabete di tipo 2. Si tratta in effetti di malattie profondamente differenti e per ciascuna dovrebbe essere dedicata una formazione altrettanto differente.

Sfortunatamente invece c’è una profonda mancanza di conoscenza di questa malattia che necessiterebbe di molta più attenzione e di una maggiore consapevolezza, appunto. Basterebbe semplicemente parlarne di più.

Ecco le cose che vorrei le persone almeno sapessero del diabete di tipo 1.

  1. Conoscenza e Consapevolezza sono le parole-chiave

Io non sono un medico e mi guardo bene dal propinare teorie scientifiche o pareri medici, però penso che il punto di partenza sia la consapevolezza. Le fredde statistiche non piacciono a nessuno. Possono però essere utili per avere almeno un’idea dell’incidenza della malattia.

Si stima che nel mondo 400 milioni di persone adulte siano affette dalle due diverse forme di diabete e si stima che entro il 2040 ci saranno quasi 650 milioni di malati. Di questi il 10% circa è affetta da diabete di tipo 1 che oggi può essere considerata la più frequente tra le patologie rare. In Italia circa 250 mila persone ha il diabete di tipo 1 e ogni anno questo numero cresce; si rilevano infatti 84 nuovi casi ogni milione di persone ciò significa circa 5 mila casi ogni anno.

  1. Non è colpa mia

Il diabete di tipo 1 è una malattia cronica autoimmune che insorge quando il pancreas improvvisamente smette di produrre l’ormone insulina.

Me lo domando in continuazione e la risposta non sempre è la stessa, razionale e scientifica.

Quello che so di certo è che non dipende da quello che i miei genitori mi hanno fatto mangiare fin da piccola o da quella che ho deciso essere la mia dieta da persona adulta o tantomeno da quale era il mio peso.

I medici e ricercatori suggeriscono che la causa può essere legata a un qualche sconosciuto virus che ne ha accelerato l’insorgenza o da qualche gene storto ereditato da chissà quale antenato in famiglia.

  1. Non esiste una cura

Sento spesso in giro suggerimenti di tutti i tipi su diete e rimedi alimentari miracolosi o su stili di vita altrettanto miracolosi che addirittura permetterebbero magicamente il recedere della malattia. Tutto ciò propinato da fantomatici health coach o wellness guru un po’ generalisti (voglio esser buona) che non hanno la benchè minima idea di cosa si stia parlando.

ATTENZIONE! TUTTE CAZZATE!

Questo mi fa incazzare parecchio perché sentire certe cose ti fa comunque intravedere delle false speranze che poi sono seguite da una frustrazione infinita. Non è giusto approfittare della fragilità delle persone e non è giusto creare falsa conoscenza distogliendo l’attenzione dal cuore della questione.

È importante ribadire l’unico fatto vero: oggi – nel 2018- non esiste una cura per il diabete di tipo 1. PUNTO.

Se così non fosse non dipenderei da quattro anni a questa parte dall’insulina per vivere e addirittura non avrei neanche motivo di volerne scrivere.

Sono sicura che un giorno i ricercatori troveranno la cura e sapranno come intervenire per far si che il mio sistema immunitario la smetta di attaccare il mio povero pancreas.

Ma quel giorno non è ancora oggi. PUNTO.

  1. Calm down! Posso mangiare quel pezzo di torta e se voglio la torta intera!

Oramai non mi ci arrabbio più. Capita spesso. E la mia risposta è sempre la stessa.

Certo, non ti preoccupare posso mangiare tutto, importante che mi sia somministrata la giusta dose di insulina prima di mangiare e per prevenire il mio decesso.

Troppi zuccheri o cibi troppo grassi non sono buoni per tutti, non solo per me e il mio diabete.

Avere il diabete non significa essere limitati o non poter vivere una lunga vita felice come chiunque altro. Anzi, avere il diabete significa essere più consapevoli di come funziona il proprio corpo e di come trovare la giusta misura in tutto.

Certo dipende.

Me magno pure a te se non la pianti! Devo farmi solo la giusta dose di insulina dopo tutto! 🙂

  1. Non è sempre semplice come può sembrare

Siamo onesti. Diabetes sucks! Il diabete è una gran rottura di coglioni.

E tra l’altro il diabete non è neanche una delle malattie più rispettate. Nessuno davvero capisce cosa può significare gestire il diabete. La vita va avanti lo stesso ma non è mai una passeggiata. Una piccola insignificante distrazione può avere delle conseguenze catastrofiche.

Controllo costantemente la mia glicemia, non c’è orario, giorno e notte anche se da quando ho il microinfusore un po’ meno e le mie dita ringraziano!

Non ci sono pause, non esiste una vacanza dal diabete, non esistono mille sfumature di grigio ma solo tutto bianco o tutto nero, solo vivere o morire.

E se qualcuno mi chiede come fai?

La risposta è semplice: non ho scelta se voglio continuare a vivere!

  1. È possibile gestirlo, non controllarlo

Gestione e controllo sono due parole molto diverse.

Io posso gestire il diabete per vivere una vita normale. Ma non posso mai averne il controllo.

Anzi una delle caratteristiche peculiari di questa malattia è proprio la sua imprevedibilità.

Ci sono giorni buoni e ci sono giorni cattivi.

Ci sono giorni in cui la glicemia è troppo bassa e ci sono giorni in cui è troppo alta e non sempre, anzi nella maggior parte dei casi, riesco a spiegarmi perché succeda.

Quello che mi dico sempre è che sono in grado di gestirlo e di farlo al meglio che posso.

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🙂

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